Italia(Domani). Il Presidente Draghi ha reso le Comunicazioni alla Camera dei Deputati e al termine del dibattito ha tenuto la replica in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno. Alle ore 15.00 interverrà al Senato della Repubblica.
Su redigo.info i passaggi salienti dell’intervento di questa mattina.
“Onorevole Presidente. Onorevoli Deputate e Deputati
Il mio intervento di oggi intende rendervi partecipi degli argomenti in discussione nel Consiglio Europeo di questa settimana.
Procederò a toccare i principali temi in agenda. Questi includono la ripresa economica; la pandemia da Covid-19 e i vaccini; le migrazioni; temi di politica estera.
La situazione economica europea e italiana è in forte miglioramento. Secondo le proiezioni della Commissione europea, nel 2021 e nel 2022 l’Italia crescerà rispettivamente del 4,2% e del 4,4%, come il resto dell’Ue.
Gli ultimi dati sulla fiducia di imprese e consumatori, riferiti al mese di maggio, sono in marcato aumento. Il dato per le imprese, in particolare, è in forte accelerazione rispetto alla tendenza positiva degli ultimi mesi, ed è il dato più alto dal febbraio 2018.
Anche il commercio estero è ripartito. Nel mese di aprile, le esportazioni sono cresciute notevolmente non solo rispetto all’anno scorso – quando il loro livello era stato eccezionalmente basso – ma anche rispetto a due anni fa, segnando un +7,4%.
Sempre ad aprile, l’indice della produzione industriale è aumentato dell’1,8% rispetto a marzo.
Il nostro obiettivo è superare in maniera duratura e sostenibile quei tassi di crescita anemici che l’Italia registrava prima della pandemia. Per fare ciò è fondamentale mantenere a livello europeo una politica di bilancio espansiva nei prossimi mesi.
Raggiungere tassi di crescita notevolmente più alti di quelli degli ultimi decenni ci permetterà (…) di ridurre il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, che è aumentato di molto durante la pandemia. E ci consentirà di creare nuovi tipi di lavoro e posti di lavoro, fondamentali per affrontare le transizioni, quella digitale e quella ambientale.
In questo quadro economico positivo, permangono però alcuni rischi.
Il primo è proprio la situazione epidemiologica (…). Sebbene in forte miglioramento, questa deve essere osservata e monitorata con attenzione. In particolare, dobbiamo tenere sotto controllo l’emergere e il diffondersi di nuove e pericolose varianti, che possono rallentare il programma di riaperture e frenare consumi e investimenti.
Il secondo potenziale pericolo è l’inflazione, che nell’area euro ha raggiunto il 2% (…). C’è largo consenso che, a oggi, questo aumento sia temporaneo perché legato a un recupero della domanda, a strozzature dell’offerta e a effetti contabili.
L’inflazione cosiddetta “core”, che esclude le componenti più variabili come l’energia, e cioè quella a cui si guarda per capire se un aumento dell’inflazione è duraturo oppure temporaneo, rimane molto bassa nella zona euro, anche se è in crescita negli Stati Uniti.
Dobbiamo mantenere alta l’attenzione affinché le aspettative di inflazione restino ancorate al target di medio termine. Ma dobbiamo soprattutto monitorare il rischio di una divergenza tra l’economia della zona euro e quella statunitense, e le implicazioni che questa avrebbe per la politica monetaria europea e della Federal Reserve.
Un ulteriore rischio è legato al debito. Nel corso del 2020, il rapporto debito-Pil nell’UE è salito di 16,7 punti percentuali; in Spagna di 25,7, in Francia di 18,5 in Italia di 15,8 punti.
Nel 2020, i governi europei hanno utilizzato in maniera corposa le garanzie statali, per un ammontare di 450 miliardi di euro nei soli quattro Paesi più grandi dell’Unione. Alcune di queste garanzie probabilmente dovranno essere (…) realizzate.
Una politica di bilancio espansiva è essenziale, quindi, per preservare ritmi di crescita sostenuti che, a loro volta, permetteranno di ridurre l’indebitamento.
L’ultimo rischio riguarda la coesione sociale e la sostenibilità ambientale. Le fasi di ripresa dalle crisi precedenti hanno spesso favorito solo alcune fasce della popolazione, penalizzando i meno abbienti, i più giovani e le donne.
Non abbiamo prestato la dovuta attenzione alla crisi climatica, che colpisce soprattutto le aree più fragili del nostro Paese. Questa volta dobbiamo agire diversamente.
Ad esempio, dobbiamo mettere in campo politiche attive del lavoro efficaci, per aiutare chi ha bisogno di formazione per trovare un nuovo impiego. E il programma stesso di questo Governo è una risposta a quest’ultimo rischio, cioè quello rappresentato dalla coesione sociale e della sostenibilità climatica.
Il Consiglio europeo discuterà di come garantire una crescita durevole e sostenibile, anche grazie alle risorse del Next Generation EU.
A livello europeo, è molto positivo che 24 dei 27 Piani dei Paesi membri siano già stati formalmente presentati e che la Commissione ne abbia esaminati 10. L’erogazione dei fondi dipenderà dall’approvazione da parte del Consiglio europeo, ed è importante che questo avvenga in modo rapido ed efficace.
L’approvazione del Piano italiano – “Italia Domani“, ndr – da parte della Commissione, confermata dalla presidente von der Leyen durante la sua visita a Roma, conferma il grande lavoro svolto dal nostro Paese. Abbiamo messo insieme un piano ambizioso di riforme e investimenti e lo abbiamo fatto con la collaborazione degli enti territoriali, delle parti sociali e del Parlamento (…).
Nei prossimi mesi ci aspetta un cammino impegnativo, per avviare i progetti di investimento previsti e per portare avanti l’agenda di riforme.
Gli occhi dell’Europa sono sull’Italia.
Il nostro è infatti il programma più di sostanza, più grande, per un importo pari a 191,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono i 30 miliardi del fondo complementare.
Il successo del programma Next Generation EU dipende in larga parte da noi.
Per quanto riguarda la pandemia, rispetto alle mie Comunicazioni alle Camere del 24 marzo, il quadro epidemiologico in Italia e in generale in Europa è molto migliorato. Questo miglioramento è merito della campagna vaccinale che procede in modo spedito.
Ad oggi, nell’Unione Europea più di metà della popolazione adulta ha ricevuto almeno una dose di vaccino. In Italia la quota è quasi del 60% e circa il 30% della popolazione adulta ha completato l’intero ciclo di vaccinazione.
I rischi legati alle varianti, e in particolare alla cosiddetta “variante Delta”, ci impongono di procedere nella campagna vaccinale con la massima intensità. Dobbiamo inoltre continuare a concentrarci sui soggetti più fragili, non ci devono essere distrazioni.
Per quanto riguarda il pass italiano, il 17 giugno è stato firmato il Dpcm che definisce le modalità di rilascio. È quindi operativa in Italia la piattaforma informatica di rilascio della certificazione, che facilita la partecipazione ad alcune tipologie di eventi e gli spostamenti tra regioni, in caso di peggioramento del quadro epidemiologico.
Dal primo luglio, la certificazione sarà valida anche come certificato verde europeo, per poter viaggiare da e per i paesi dell’UE e dell’area Schengen.
Intanto, consentiamo già, alle stesse condizioni di certificazione, l’ingresso in Italia dei turisti provenienti dalle stesse aree, dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Giappone. Vogliamo permettere loro di venire in sicurezza in Italia, per aiutare i nostri albergatori e ristoratori a ripartire dopo un anno e mezzo di difficoltà.
Sono molto soddisfatto del lavoro svolto al Global Health Summit, organizzato dall’Italia insieme alla Commissione europea a Roma il 21 maggio scorso. Il Summit è stato il preludio del Consiglio Europeo straordinario del 24-25 maggio in cui tutti i Paesi dell’UE si sono impegnati a donare almeno 100 milioni di dosi di vaccini entro la fine dell’anno. L’Italia farà la sua parte e donerà 15 milioni di dosi.
Nel Vertice G7 in Cornovaglia e nel successivo Vertice UE-USA è stato ribadito l’impegno comune ad aumentare la produzione dei vaccini anche al fine di una loro distribuzione più equa a livello globale.
Al Global Health Summit, la Presidente von der Leyen ha presentato l’iniziativa europea per la produzione locale e l’accesso ai vaccini, ai farmaci e alle tecnologie sanitarie nel continente africano. È un’iniziativa che l’Italia appoggia con convinzione.
È previsto un miliardo di euro in investimenti a carico del bilancio europeo, da incrementare col supporto degli Stati membri.
Durante il Consiglio europeo verrà inoltre accolta la decisione adottata dalla 74esima Assemblea Generale dell’OMS di convocare una Sessione Speciale dell’Assemblea Mondiale della Salute a novembre. In quell’occasione si discuterà di un quadro comune per migliorare la preparazione globale a future pandemie sulla base delle lezioni apprese durante questa crisi sanitaria.
La Dichiarazione di Roma, approvata anch’essa al Summit, fornisce un’ottima base per una maggiore cooperazione e solidarietà internazionale in futuro.
Un altro tema che ci riguarda da vicino è quello della gestione dei flussi migratori, che torna ad essere in agenda al Consiglio Europeo su precisa richiesta dell’Italia. Come ho dichiarato in passato, il Governo vuole gestire l’immigrazione in modo equilibrato, efficace e umano. Ma questa gestione non può essere soltanto italiana.
Deve essere davvero europea.
Occorre un impegno comune che serva a contenere i flussi di immigrazione illegali; a organizzare l’immigrazione legale; e aiutare questi paesi a stabilizzarsi e a ritrovare la pace. E penso, ovviamente, in modo particolare alla Libia.
Un migliore controllo della frontiera esterna dell’Unione può essere la base per un piano più ampio che comprenda anche il tema dei ricollocamenti. Tra i Paesi dell’Unione, esiste un’ampia convergenza sull’esigenza di superare il Regolamento di Dublino. Si tratta di una convenzione concepita in una diversa fase storica, adatta semmai a gestire numeri più contenuti di quanto non siano oggi.
Al momento, però, una solidarietà obbligatoria verso i Paesi di primo arrivo attraverso la presa in carico dei salvati in mare rimane divisiva per i 27 Stati Membri. Serve un’alternativa di lungo periodo, per fare in modo che nessun Paese sia lasciato solo.
Il Patto sulla Migrazione e l’Asilo proposto il 23 settembre del 2020 dalla Commissione Europea ha il merito di ricercare un cambio di prospettiva. Ma il negoziato sul Patto dimostra tuttavia che c’è ancora molto lavoro da fare.
Tra i 27 Stati Membri ci sono punti di convergenza innanzitutto sul riconoscimento delle rotte migratorie come parte integrante dell’azione esterna dell’Unione europea. Intendiamo intensificare – in tempi rapidi – partenariati e forme di collaborazione con i Paesi di origine e di transito, in particolare con i Paesi africani.
Lo scopo è quello di evitare perdite di vite umane ma anche di contrastare le partenze illegali, nonché di ridurre la pressione sui confini europei.
Vogliamo che il Consiglio promuova un’azione più incisiva sui rimpatri, anche attraverso lo strumento dei rimpatri volontari assistiti, e che favorisca un impegno comune a sostegno dei corridoi umanitari. Attualmente credo noi siamo i protagonisti per i corridoi umanitari.
Più in generale, serve una maggiore considerazione dal punto di vista politico e finanziario delle rotte migratorie nel Mediterraneo centrale e occidentale. Oggi è privilegiata soprattutto la rotta orientale, sul piano giuridico e finanziario.
Per quanto riguarda la politica estera, il Consiglio Europeo si occuperà prima di tutto dei rapporti tra UE e Turchia. Nella sua riunione di marzo, il Consiglio aveva ricordato come sia di interesse strategico europeo avere una situazione di stabilità e sicurezza nel Mediterraneo Orientale e dunque collaborare con la Turchia.
Il Consiglio intende sottolineare di nuovo la disponibilità dell’Unione Europea a cooperare in alcune aree di interesse comune, come la lotta ai cambiamenti climatici, la salute pubblica o la lotta al terrorismo.
Siamo impegnati anche sul tema dell’Unione Doganale.
Ribadiremo però la nostra preoccupazione per il rispetto dei diritti fondamentali in Turchia, come i diritti delle donne, i diritti civili e i diritti umani.
Per quanto riguarda la Russia, si farà riferimento alle conclusioni del Consiglio Europeo straordinario di maggio e si ribadirà l’impegno ai principi chiave che governano la relazione tra UE e Russia.
Infine, nelle Conclusioni del Consiglio Europeo sono previsti riferimenti alle crisi nel Sahel e in Etiopia. La stabilizzazione del Sahel rappresenta una priorità per l’Italia. Negli ultimi anni abbiamo ampliato il nostro impegno nella regione, sia sul piano politico, sia su quello della cooperazione allo sviluppo e dell’assistenza nel campo della sicurezza.
Per quanto riguarda la grave crisi umanitaria nel Tigray, l’Italia continua a fare appello per un immediato cessate il fuoco, il pieno accesso umanitario, la fine degli spostamenti forzati. Chiediamo inoltre indagini indipendenti sulle violazioni dei diritti umani, e l’avvio di un percorso di riconciliazione nazionale.
Oggi possiamo dirci ragionevolmente ottimisti per l’evoluzione della situazione europea.
La campagna vaccinale ci sta permettendo di contenere in maniera efficace la pandemia.
La ripresa economica procede rapida, e il programma Next Generation EU ci fa guardare con fiducia a una stagione di riforme e investimenti.
Tuttavia, permangono diverse sfide (…). L’Unione Europea è la sede giusta per risolvere questi problemi, ma è importante che i nostri partner comprendano l’urgenza di trovare soluzioni rapide e condivise.”
Sitografia: governo.it

