Dal 2023 le multinazionali, comprese le grandi del web come Apple, Google, Amazon e Facebook, dovranno pagare una tassa minima globale (Minimum global tax) e i proventi delle tasse verranno redistribuiti dove le multinazionali fanno profitti e non dove stabiliscono le loro sedi.
La svolta per l’annosa questione, soprattutto dei big dell’online ma anche della farmaceutica, che oggi – e fino al 2022 – approfittano delle tassazioni vantaggiose ponendo le loro sedi nei Paesi a fiscalità privilegiata, è così spiegata dal commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, con un tweet.
Gli Stati dovranno recepire l’accordo entro il 2022.
L’accordo sulla Minimum global tax
Dunque, con la capitolazione di Irlanda, Estonia e Ungheria, 136 sui 140 Paesi dell’Ocse – non hanno aderito Kenya, Nigeria, Pakistan e Sri Lanka – hanno raggiunto l’accordo per:
una Minimum global tax, che consiste in un’aliquota minima del 15% per le società con fatturato superiore a 750 milioni di euro l’anno;
la riallocazione dei profitti là dove sono prodotti (per multinazionali con ricavi per più di 20 miliardi di euro e una redditività sopra al 10%).
L’intesa sarà ratificata ad ottobre nel G20 che si terrà a Roma. Una volta approvata dai singoli Stati, dovrà essere recepita dagli stessi entro la fine del 2022.
L’operazione, fa sapere l’Ocse, permetterà “di riattribuire a Paesi del mondo intero i benefici per oltre 125 miliardi di dollari realizzati da 100 aziende multinazionali tra le più grandi e più redditizie al mondo”.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha accolto con favore l’accordo sulla riforma fiscale globale: “Questo è un momento storico. È un importante passo avanti per rendere più equo il nostro sistema fiscale globale”.
La presidente si è complimentata con uno dei protagonisti di questa vittoria, il commissario Ue Paolo Gentiloni, che ha commentato: “Il multilateralismo è tornato”.
Sitografia
www.corriere.it

