La cabina di regia con i ministri sulla Manovra, in vista del passaggio in Cdm dell’emendamento sul taglio delle bollette, si è svolta.
In Cdm il premier Draghi, il ministro Franco (Economia e Finanze), il ministro Orlando (Lavoro e Politiche Sociali), e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli. Per i sindacati, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Landini, Sbarra e Bombardieri).
L’avanzo sul 2022 derivante dal minor costo del taglio di Irpef e Irap (che ammonta a circa 2 miliardi di euro) sarà destinato in parte al taglio delle bollette, in parte a una decontribuzione una tantum (una volta soltanto) per fasce di reddito al di sotto dei 47mila euro, per i lavoratori dipendenti; i sindacati premono perché questa misura da temporanea si trasformi in strutturale.
Le percentuali del taglio delle bollette
Il 47% delle risorse destinate al taglio delle bollette in Manovra andrà ai redditi più bassi: ai redditi fino a 15mila euro andranno 1,1 miliardi; ai redditi da 15mila a 28mila euro andranno 2,2 miliardi. Quasi la metà dei 7 miliardi bottino della Manovra per il taglio dell’Irpef, dunque.
C’è poi l’incontro già avvenuto con le parti sociali, dal quale è provenuta la piena disponibilità del Governo ad aumentare la no tax area per i pensionati. Il segretario generale della Cisl giudica le buone intenzioni “prime conquiste sociali importanti.”.
Queste azioni, che non bastano ai sindacati, non li distraggono dal continuare ad esercitare “una forte pressione sociale per cambiare e migliorare la legge di Bilancio”.
Sitografia
www.governo.it
www.ansa.it

