Nella risposta n. 88/E/2022, l’istante teme di vedere duplicati gli incassi relativi alle e-fatture, di conseguenza chiede quale sia il corretto comportamento da adottare per evitare che la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi tramite distributori automatici possa generare una duplicazione d’imposta in caso di successiva emissione, a richiesta del cliente, di fattura elettronica.
Le operazioni effettuate dai commercianti al minuto vanno, alternativamente, certificate nei confronti dei soggetti passivi d’imposta e, se richiesto, dei consumatori finali per mezzo di fattura elettronica tramite Sdi, con eccezione dei casi di esonero; con ricevuta o scontrino fiscali per le ipotesi individuate dal decreto ministeriale del 10 maggio 2019, per le quali ancora non ricorre l‘obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi; tramite memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri e rilascio, se previsto, del documento commerciale.
Nel caso in questione, l’operazione risulta certificata sia dalla trasmissione dei corrispettivi effettuata dai distributori automatici sia dall’emissione della fattura elettronica perché richiesta dal cliente.
L’Agenzia ritiene possibile procedere con l’annotazione nella sola contabilità generale delle e-fatture emesse in relazione a quei corrispettivi incassati mediante la “torre di ricarica” (la cassa rappresenta una “torre di ricarica”, un meccanismo cioè che, come qualsiasi altro strumento utilizzato per la cessione di beni e/o la prestazione di servizi e per la ricarica di strumenti utili al pagamento dei corrispettivi, segue la stessa disciplina delle vending machine), per rifornire prepagate associate ai clienti business, a patto che il contribuente sia in grado di dimostrare il collegamento e la riconciliazione puntuale degli importi memorizzati nel sistema master della vending machine e quelli certificati con la fattura elettronica.
Tale procedura consente di evitare la duplicazione, nella liquidazione Iva, di importi già memorizzati elettronicamente e trasmessi telematicamente.
Il giusto percorso per evitare la doppia imposizione
Il percorso corretto è qui tracciato:
- effettuare la ricarica da parte dei clienti business solo attraverso le tessere ricaricabili (e non anche attraverso gettoni), associando il codice di riferimento della prepagata, al momento del suo rilascio, al cliente stesso;
- indicare sulla fattura emessa, tra l’altro, il codice di riferimento della tessera associata al cliente e la data di ricarica;
- consegnare la fattura non oltre il momento dell’ultimazione dell’operazione di ricarica, al pari dell’effettuazione della memorizzazione elettronica del corrispettivo; in alternativa, consegnare, non oltre la fine della ricarica, una apposita quietanza che riporti il codice di riferimento della tessera associata all’utente, i dati di riferimento del cliente, l’ammontare della ricarica e la data di effettuazione, richiamando poi la quietanza nella fattura elettronica emessa;
- indicare nella fattura elettronica emessa, tramite annotazione nel blocco informativo “Altri dati gestionali”, che l’imponibile e l’imposta sono già confluiti tra i dati memorizzati e trasmessi telematicamente;
- compilare un report dei corrispettivi riguardanti le fatture elettroniche, per consentire la riconciliazione tra l’imposta relativa ai corrispettivi trasmessi, quella relativa alle fatture elettroniche emesse nello stesso periodo di liquidazione, e l’imposta indicata al rigo VP2 “totale delle operazioni attive” nella comunicazione di liquidazione periodica Iva.
Sitografia
www.fiscooggi.it
www.agenziaentrate.gov.it

