Le attività e l’organizzazione dello smart working nelle PA sono affidate alle singole amministrazioni che, previo confronto con i sindacati, stabiliscono autonomamente quali sono le attività che possono essere svolte a distanza. Le novità dal 1° Aprile riguardano soprattutto le modalità di attivazione, molto differenti rispetto a quanto accaduto da marzo 2020, quando è stato possibile accedere al lavoro agile attraverso delle procedure semplificate dettate dalle misure di emergenza.
Dal 1° Aprile lo smart working nel settore pubblico sarà possibile solo se attuato secondo quanto disciplinato dalla Legge n. 181 del 22 maggio 2022 e dal Protocollo Nazionale sul lavoro in modalità agile. La normativa prevede un accordo individuale tra amministrazione e singolo lavoratore, in cui dovranno essere specificati la durata, l’idoneità della dotazione tecnologica, le modalità di esecuzione, le condizioni di recesso, gli strumenti tecnologici utilizzati, i tempi di riposo e le misure tecniche e organizzative necessarie ad assicurare la disconnessione, con un costante aggiornamento dei meccanismi di sicurezza e il monitoraggio dei risultati anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo. L’amministrazione dovrà prevedere sistemi gestionali e protocolli raggiungibili da remoto, conciliando le esigenze di benessere e flessibilità dei lavoratori e tutelando allo stesso tempo l’efficienza del servizio pubblico e le specifiche necessità tecniche legate ad ogni attività.
Potranno accedere allo smart working, previo accordo consensuale e volontario, tutti i lavoratori sia assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato che determinato e a prescindere dallo svolgimento dello stesso a tempo piano o parziale. Lo smart working sarà svolto senza vincolo orario nelle ore massime di giornaliere e settimanali stabilite dalla contrattazione applicata.
La normativa pone l’accento sull’importanza di un’attività formativa necessaria allo svolgimento della prestazione di lavoro in smart working, tutelando così tutte le forme e le modalità di esercizio dei diritti sindacali.
Già dal 2021 inoltre è previsto che le amministrazioni pubbliche adottino entro il 31 gennaio di ogni anno, ad avvenuta consultazione delle organizzazioni sindacali, il Piano organizzativo del lavoro agile (POLA), ai sensi dell’art. 263, comma 4-bis del decreto-legge n. 34/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020. Il POLA, strumento di programmazione dello smart working, rafforza il messaggio che il lavoro agile non nasce dall’improvvisazione bensì da un’attenta analisi e programmazione e che soprattutto persegue specifici obiettivi correlati da indicatori e target di breve, medio e lungo periodo.
Il POLA individua le modalità attuative del lavoro agile prevedendo che per ogni attività svolgibile da remoto almeno il 60 per cento dei dipendenti possa avvalersene, garantendo che gli stessi non subiscano penalizzazioni in termini di professionalità e progressione di carriera.
Nel Vademecum predisposto dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), vengono fornite ai dipendenti pubblici raccomandazioni utili per uno smart working sicuro.
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