Decisione di portata storica quella del Parlamento europeo: dal 2035 non si potranno più vendere auto a benzina, diesel, gpl e ibride.
La misura rientra nel piano di riforme di Bruxelles per ridurre le emissioni di anidride carbonica e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Nulla di fatto per l’emendamento del Partito popolare europeo che intendeva ridurre dal 100% al 90% il taglio delle emissioni, lasciando un margine del 10% alla vendita di auto inquinanti; mentre, è un sì per il cosiddetto “salva Motor Valley”, che proroga dal 2030 al 2036 la deroga alle regole Ue sulle emissioni per i piccoli produttori di auto e furgoni.
Il testo sarà oggetto di discussione tra Parlamento, Consiglio e Commissione europei.
In Italia non si fanno attendere le rimostranze. Il ministro Cingolani, Transizione ecologica, è preoccupato per la filiera. A parlare chiaro è il ministro MiSE Giorgetti: “è stata una decisione ideologica che rischia di consegnarci ai produttori asiatici … ho sperato fino all’ultimo che prevalesse la preoccupazione per le ricadute negative sull’occupazione”.
La Cina ha una filiera già collaudata per l’elettrico. Lo scenario è simile a quello del gas: la dipendenza da un altro paese per l’approvvigionamento.
Un altro tema che è stato sollevato è l’assenza di alternative. Non hanno trovato riconoscimento motori alimentati da carburanti non fossili o alternativi, come metano idrogeno ecc.
Intanto il Governo si impegna ad aiutare le aziende con 750milioni, dal Fondo Automotive, veicolati da un decreto del Consiglio dei ministri. Verranno incentivati ricerca e sviluppo per la transizione al motore elettrico con contratti di sviluppo e accordi di innovazione.
Sitografia
www.ilsole24ore.com
www.italiaoggi.it

