La sintesi della rivoluzione per la Pa contenuta nelle “Linee di indirizzo per l’individuazione dei nuovi fabbisogni professionali da parte delle amministrazioni pubbliche“, a firma dei ministri Brunetta e Franco, sta nella individuazione, d’ora in avanti, del proprio fabbisogno professionale considerando non più solo le conoscenze teoriche dei dipendenti ma anche le loro capacità tecniche e comportamentali.
La definizione dei nuovi profili professionali, punto qualificante del documento, permetterà di guardare al futuro, alle nuove competenze che devono sostenere la trasformazione della Pa prevista dal Pnrr. Questo processo si tradurrà in una progressiva riduzione delle figure amministrative aspecifiche a vantaggio di quelle specifiche.
Le linee di indirizzo sono prossime ad essere pubblicate su Gazzetta Ufficiale
Trentasette pagine, convogliate in tre sezioni, aggiornano così le precedenti linee guida (2018), prevedendo in più la gestione per competenze, l’adozione di un modello di fabbisogno incentrato sui “profili di ruolo” e l’illustrazione di esperienze di questo tipo già presenti in pubbliche amministrazioni nazionali e internazionali.
L’esigenza di una maggiore efficienza e di snellimento burocratico-organizzativo della Pa italiana è tra gli obiettivi indicati dal Pnrr. Per ottenere ciò, occorre intervenire sul personale superando il “mansionismo”, inteso come l’attribuzione al personale di compiti rigidamente definiti e standardizzati, limite all’azione amministrativa.
Le “soft skill”
Al dipendente pubblico si chiederà la capacità di applicare nozioni teoriche ai casi concreti (sapere fare) e di mantenere una certa condotta (saper essere). Le sue “soft skill” saranno valutate nei prossimi concorsi, come previsto dalle nuove norme introdotte con i decreti legge 80/2021 e 36/2022, attraverso metodologie consolidate e avranno maggiore peso nei percorsi formativi e di carriera.
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