Anci e Upi: è indispensabile una misura di sostegno o i bilanci salteranno
Un interessante articolo in lettura su Il Sole 24 Ore dà conto dei Comuni italiani virtuosi che, in attesa delle direttive in ambito nazionale, avviano bonus e piani di risparmio energetico, perché l’aumento dei costi dell’energia grava sugli abitanti quanto sulle amministrazioni comunali. Troppo alti sono quelli di gestione, personale, chimica, acqua e manutenzioni. E i costi dell’illuminazione pubblica.
C’è anche il caso dell’amministrazione che sceglie la chiusura cronometrica, il cui termine coincide con un’ora circa prima dell’alba.
Mancano le risorse e vengono rivisti i bilanci. Intanto, Anci e Upi avvertono le Istituzioni a mezzo di un comunicato congiunto: “È indispensabile […] una misura di sostegno per i Comuni e le Province, in assenza della quale i bilanci degli enti locali sono destinati a saltare. E’ necessario uno stanziamento straordinario di almeno ulteriori 350 milioni di euro per compensare l’impennata delle nostre spese energetiche, altrimenti i sindaci saranno costretti a tagli dolorosi dei servizi pubblici”.
Comuni che tagliano i costi, Comuni che assegnano bonus
Alcuni enti locali hanno le risorse, che usano per i cittadini: un bonus energia da distribuire una tantum alle famiglie che ne faranno richiesta. Questi aiuti addirittura superano la soglia Isee indicata nel Bonus sociale energia elettrica, che è nazionale, necessaria per presentare l’istanza. In tal modo, si allarga anche il bacino dei potenziali richiedenti.
Esempi virtuosi, in Italia, mettono in campo – per le famiglie più fragili il cui stile di vita richiede l’uso di materiale energetico alternativo in specifiche aree geografiche – un fondo sostegni per la fornitura dei bancali di pellet e l’azzeramento della relativa Iva.
Non manca l’esempio atipico dell’amministrazione che, lungimirante, nel 2016 già stipulava un contratto di partenariato pubblico-privato con la società Stea per finanziare, costruire e gestire infrastrutture o fornire servizi di interesse pubblico, come illuminazione e riscaldamento rinnovati da Stea per avere il massimo risparmio energetico. Anche le bollette del Comune sono a carico della società.
Efficientamento energetico e rinnovamento dei vecchi impianti sono priorità dell’Ente che provvedeva già prima della crisi alla sostituzione a led dei lampioni cittadini, risparmiando circa due milioni di euro. Ed è altrettanto premiante la decisione di altro Comune che, negli edifici pubblici più energivori, ha effettuato interventi di bilanciamento e ottimizzazione degli impianti termici, con impostazione a medie temperature, un test di distribuzione termica e la regolazione della pompa (le stime riferiscono una possibile riduzione dei costi in bolletta fino al 30 per cento).
Restano gli esempi delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer), dove cittadini, attività commerciali, Pa e imprese hanno deciso di dotarsi di impianti comuni per la produzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili, con benefici ambientali, economici e sociali. Queste realtà crescono, sostenute dalle risorse del Pnrr e dei Fondi Strutturali.
Sitografia
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