Il Governo torna al Superbonus 110% con la riformulazione del testo del relativo emendamento al dl “Aiuti bis“, che è ora in Senato, avendo prima ricevuto un consenso di massima.
Il 13 settembre è data che prevede la riunione politica, la seduta delle commissioni riunite Bilancio e Finanze, il voto sul pacchetto di circa cinquanta emendamenti riformulati. In definitiva, è data nella quale si decide il futuro del Superbonus, tra i provvedimenti bandiera del primo governo Conte.
Dichiara il sottosegretario all’Economia, Federico Freni: “l’intesa è vicina, sbloccheremo i crediti ed eviteremo il fallimento di tante aziende oneste. Senza condoni, ma sanzionando solo chi non ha fatto i controlli con la dovuta diligenza“.
Sulle frodi assicura: “Non possiamo accettare che chiudano migliaia di imprese per colpa di pochi disonesti, ma dobbiamo proteggere il Paese dalle migliaia di truffe che si sono registrate”. L’obiettivo è quello di trovare una soluzione prima che il provvedimento decada; il sottosegretario suggerisce di “rivedere i parametri che disciplinano la responsabilità solidale, che oggi costituisce un ostacolo alla circolazione dei crediti“. Conditio sine qua non è l’approccio alla mediazione “con razionalità e senza finalità elettorali“.
Si torna sul testo dell’emendamento per trovare una quadra prima che decada il provvedimento
Far pagare solo chi non ha effettuato i dovuti controlli è, per il Governo in carica, il principio alla base di una sana circolazione dei crediti e della riduzione di truffe e frodi in Italia.
Se la politica riuscisse nell’approvazione del decreto, verrebbero messi in campo proroghe e potenziamenti al credito di imposta per le imprese, ampliamento del bonus sociale per le famiglie più in difficoltà, accesso al credito di imposta anche ai piccoli esercizi e rateizzazione delle bollette del quarto trimestre 2022.
I costi. Il Governo ha previsto una spesa di circa 13 miliardi, cifra considerevole mitigata dall’aumento delle entrate Iva. Sarebbero, tuttavia, di gran lunga superiori i costi della mancata approvazione dell’Aiuti bis: Freni afferma che c’è “il rischio concreto” di perdere 17 miliardi.
In conclusione, una precisazione: tra gli interventi previsti non rientra la Cassa integrazione guadagni (Cig).
Sul caro energia, Freni ritiene “necessario e quasi fondamentale” il tetto al prezzo del gas, chiesto dall’Italia già dalla scorsa primavera e sorprendentemente non ancora deciso dall’Europa.
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