Nel programma Nomisma dal titolo “Play Sustainability” che i commercialisti presenteranno nella due giorni di convegno a Bologna, la categoria mette nero su bianco i risultati della prima release dell’Osservatorio annuale che fa luce sulle scelte e gli investimenti suggeriti alle imprese, nel processo di transizione verso la sostenibilità.
L’indagine è stata sottoposta ad un campione di 1.162 professionisti iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e operanti su tutto il territorio nazionale, per sondare lo stato del processo di transizione verso la sostenibilità delle imprese clienti, monitorandone gli strumenti, le scelte e gli investimenti in ambito ambientale, sociale e di governance.
Tra i servizi che gli Studi Professionali offrono alle imprese clienti non sono diffuse come dovrebbero:
– la consulenza strategica (solo al 28% indirizzata anche su tematiche legate alla sostenibilità ambientale, sociale e di governance, per un esiguo 9% sul totale degli Studi di commercialisti) e
– la consulenza finanziaria.
In percentuale: vengono offerte rispettivamente dal 33% e dal 24% di essi. Gli intervistati sotto i 40 anni sono, tra tutti, i più orientati ad offrire questi servizi.
Viene in evidenza, dal sondaggio, che il 44% degli intervistati ritiene che presidiare l’ambito della sostenibilità rappresenti un elemento chiave per il proprio studio e per la professione del commercialista in generale; a fronte di ciò, tuttavia, la quasi totalità (94%) dei commercialisti dichiara di non essere sufficientemente preparata ad offrire consulenza in tale direzione e di necessitare di specifica formazione.
Tra le competenze da sviluppare per offrire consulenza in tema di sostenibilità alle aziende, in primis:
– la necessità di accompagnarle in un percorso di consapevolezza (47%);
– fissare obiettivi e percorsi di sviluppo che creino valore nel lungo termine (44%);
– individuare strumenti di misurazione delle ricadute ambientali e sociali dell’agire di impresa (33%);
– rendicontare gli effetti sociali e ambientali degli investimenti in sostenibilità (31%).
I commercialisti “sentinella”
I commercialisti under40 che esercitano la professione in studi strutturati, le cui imprese clienti appartengono prevalentemente al comparto industriale e sono già attive sul tema della sostenibilità, commercialisti “sentinella”, ritengono che nei prossimi 3/5 anni ambiente, governance e lavoratori saranno gli aspetti su cui le imprese dovranno investire maggiormente e che le tematiche di maggiore interesse richieste dalle imprese agli Studi professionali saranno principalmente legate alla consulenza strategica, organizzativa e al controllo.
Leggiamo su Press, organo di stampa della categoria, che i principali vantaggi riscontrati dalle imprese che si adoperano per migliorare la sostenibilità afferiscono ad aspetti reputazionali (miglioramento della fiducia da parte degli stakeholder (36%), una maggiore legittimazione nei confronti del territorio e della comunità in cui opera l’azienda (27%), una migliore capacità di attrarre nuovi talenti (24%).
I fattori che, viceversa, per primi rendono difficoltosa l’adozione di pratiche sostenibili sono: fattori organizzativi (53%); mancanza di competenze interne (25%); costi di investimento (21%).
Le questioni economiche sono marginali.
Il presidente de Nuccio: “Da questa indagine emerge un ritardo, sia tra le imprese che tra i professionisti, nella piena comprensione dei vantaggi che possono derivare dai temi legati alla sostenibilità. Si pone per entrambi la necessità di familiarizzare con adempimenti di cui al momento non sempre si riesce a percepire la portata, la sostanziale ineludibilità e il valore aggiunto. Sarà fondamentale per le aziende intuire l’importanza della consulenza strategica che i commercialisti potranno offrire. Dal canto nostro, dovremo essere preparati su attività che stanno evolvendo anche in funzione della nuova normativa europea: reporting, assurance, finanza, per le grandi aziende e per le PMI, ma anche per gli enti del terzo settore e le pubbliche amministrazioni. Con le imprese siamo chiamati ad un cambio di paradigma culturale. Dobbiamo crescere insieme”.
Sitografia
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