Dopo il sì dell’Europarlamento e del Consiglio europeo all’adozione del salario minimo, ora la Direttiva è diventata ufficiale, grazie alla sua pubblicazione nella GUCE.
Il Parlamento europeo, congiuntamente al Consiglio europeo, ha deliberato in merito all’attuazione in tutta Europa del tanto chiacchierato salario minimo. Di parere contrario sembra essere il Presidente Giorgia Meloni, definendolo “specchietto per allodole” e ipotizzando un’alternativa.
Direttiva UE: punti salienti
Tra gli obiettivi principali che hanno mosso l’UE verso l’attuazione del salario minimo c’è la volontà di promuovere il benessere dei popoli, dei lavoratori ed adoperarsi per lo sviluppo sostenibile dell’Europa. Indirizzando la Direttiva a tutti gli Stati Membri, l’UE auspica migliori condizioni di vita e di lavoro anche attraverso salari minimi adeguati ed equi, apportando vantaggi ai lavoratori e alle imprese europee.
Riportando uno stralcio del documento, la direttiva ricorda che: “non tutti i lavoratori nell’Unione sono tutelati efficacemente dai salari minimi, poiché in determinati Stati membri alcuni lavoratori, anche se coperti, ricevono nella pratica una retribuzione inferiore al salario minimo legale a causa dell’inosservanza delle regole vigenti.
Negli Stati membri in cui la tutela del salario minimo è prevista solo da contratti collettivi, si stima che la percentuale di lavoratori non coperti vari tra il 2 % e il 55 % del totale dei lavoratori“.
Categorie di lavoratori incluse nel salario minimo
In conformità del regolamento CE n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, si propone che la direttiva venga applicata ad una serie di categorie di lavoratori, da cui sono invece esclusi gli autonomi, in quanto non rispondono ad una serie di criteri fondamentali. Tra i destinatari della misura troviamo:
- lavoratori del settore pubblico e privato;
- lavoratori domestici;
- lavoratori a chiamata;
- lavoratori intermittenti;
- lavoratori a voucher;
- tirocinanti ed apprendisti.
Ovvero tutti coloro che hanno un contratto di lavoro o un rapporto di lavoro definiti dal diritto dei contratti collettivi o dalle prassi in vigore in ciascuno Stato membro.
Nessun obbligo al salario minimo: incentivati i contratti collettivi
Come più volte sottolineato tra le pagine di questo giornale, non si parla di obbligo per l’attuazione del salario minimo. Infatti, nella direttiva si sottolinea l’importanza del raggiungimento dell’80% della contrattazione collettiva. E chi non raggiunge tale soglia dovrebbe iniziare a elaborare un piano d’azione, da riesaminare ogni cinque anni.
La determinazione del salario minimo
Saranno gli Stati membri in cui sono previsti salari minimi legali ad istituire le necessarie procedure per la determinazione e l’aggiornamento degli stessi; utilizzando i valori di riferimento indicativi a livello internazionale quali il 60% del salario mediano lordo e il 50% del salario medio lordo.
La posizione del Presidente Meloni
La Presidente Meloni ha commentato negativamente l’introduzione del salario minimo. Come riporta IlSole24Ore, la Meloni pensa che: “il salario minimo legale rischi di non essere una soluzione a questo problema (del lavoro povero, ndr.) ma rischi di essere piuttosto uno specchietto per le allodole per affrontare questa materia perché sappiamo bene che in Italia la gran parte dei lavoratori dipendenti sono coperti da un contratto collettivo nazionale che hanno già dei salari minimi”, per cui la sfida è estendere la contrattazione collettiva.
Il problema relativo ai salari troppo bassi in Italia si insinua nella tassazione del lavoro ancora troppo alta, del 46,5%. Il primo passo verso il cambiamento sarà il taglio del cuneo fiscale, senza il quale i salari rimarranno comunque bassi.
Sitografia
www.eur-lex.europa.eu

