L’uguaglianza è uno dei principi su cui dovrebbe fondarsi una società giusta.
Uguaglianza è infatti il concetto secondo cui a tutti gli uomini vengono riconosciuti gli stessi diritti e gli stessi doveri. Dove c’è uguaglianza non ci sono discriminazioni e tutti possono godere delle pari opportunità al fine di realizzarsi e dare forma alla propria idea di felicità.
Oggi, come ieri, si continua a lottare per ottenere una società in cui l’uguaglianza non sia solo un ideale utopico.
Il Parlamento europeo, da sempre in prima fila per il rispetto dell’uguaglianza, nella giornata del 30 marzo 2023, ha mostrato ulteriormente il suo impegno affinché questo inviolabile principio non resti un’utopia ma si tramuti finalmente in realtà.
Direttiva europea sull’uguaglianza salariale
La direttiva in questione, approvata in prima lettura, mira a rafforzare in ambito Unione europea, l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro, o per un lavoro di pari valore, attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.
L’articolo 23 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo stabilisce che ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e a una retribuzione equa che assicuri un’esistenza conforme alla dignità umana.
Gli Stati membri dovrebbero prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate per l’applicazione del principio della parità di retribuzione.
Il provvedimento, partendo dal presupposto che nella Ue le donne guadagnano, a parità di mansioni, in media il tredici per cento in meno degli uomini, introduce la fine del segreto salariale: i lavoratori avranno diritto a ricevere informazioni sulla retribuzione nella loro categoria di lavoro; sono previste sanzioni dissuasive, anche pecuniarie, per i datori di lavoro che non rispetteranno le regole; è previsto l’obbligo di intervento delle aziende con un divario retributivo di genere superiore al cinque per cento.
Con l’attuazione della direttiva, le imprese unionali saranno tenute a divulgare informazioni che agevolino il confronto degli stipendi dei dipendenti e la denuncia dei divari retributivi esistenti. Per realizzare tutto ciò, sono previste strutture retributive basate su criteri neutrali rispetto al genere. Questo dovrà valere anche per gli avvisi di posto vacante, la denominazione delle posizioni lavorative e, soprattutto, per i processi di assunzioni, da condurre in modo non discriminatorio.
Note di merito per le misure introdotte per il miglioramento dell’accesso alla giustizia per le vittime di discriminazione retributiva:
- indennizzi per i lavoratori: i lavoratori che hanno subìto discriminazioni retributive di genere possono ottenere un risarcimento, compreso il recupero integrale della retribuzione arretrata e dei relativi premi o pagamenti in natura;
- onere della prova a carico del datore di lavoro: spetterà automaticamente al datore di lavoro, e non al lavoratore, provare che non vi è stata discriminazione in materia di retribuzione;
- sanzioni, comprese ammende: gli Stati membri dovrebbero introdurre sanzioni specifiche per le violazioni della norma sulla parità retributiva, compreso un livello minimo di ammende;
- gli organismi per la parità e i rappresentanti dei lavoratori possono agire in procedimenti giudiziari o amministrativi per conto dei lavoratori e condurre azioni collettive sulla parità di retribuzione.
Il testo è stato approvato con 427 voti favorevoli, 79 contrari e 76 astensioni.
A conclusione le parole, prima della votazione, di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea: “Lo stesso lavoro merita la stessa retribuzione, e per la parità di retribuzione è necessaria la trasparenza. Le donne devono sapere se i loro datori di lavoro le trattano in modo equo. In caso contrario, devono potersi opporre e ottenere ciò che meritano.”.
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