Con il decreto Lavoro, il taglio del cuneo fiscale in busta è piuttosto una sforbiciata. Dalle simulazioni dei CdL la prova della convenienza
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha mostrato fierezza sull’atteso ulteriore taglio del cuneo contributivo in busta paga di ben quattro punti percentuali, misura contenuta nel decreto Lavoro n. 48/2023, approvato dal Consiglio dei Ministri n. 32 (in Gazzetta Ufficiale n. 103) che si somma alla prima “timida” sforbiciata di inizio anno decisa dalla legge di Bilancio. Diventa perciò un taglio di 6 punti percentuali per chi ha redditi fino a 35.000 euro; di (addirittura) 7 per i redditi più bassi, fino a 25.000 euro.
Gli aumenti sfiorano i 100 euro per i lavoratori con i redditi più bassi in un momento nel quale l’inflazione galoppa e il costo della vita aumenta.
Il nuovo taglio di quattro punti percentuali sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti fino a 35 mila euro lordi consente di raggiungere, per i redditi più bassi, fino al 7 per cento se sommato al taglio di tre punti per le retribuzioni fino a 25 mila euro lordi e di due punti per quelle tra 25 e 35 mila euro, disposti per il 2023 con la legge di Bilancio.
E’ una sforbiciata netta che si applica – da luglio a dicembre 2023 – alle buste paga con retribuzione fino a 2.692 euro (qui è pari al 6%); per quelle che non superano 1.923 euro raggiungerà, invece, il 7%.
Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha compiuto simulazioni sulle fasce di reddito tra i 25 e 35 mila euro lordi, da cui emerge che la riduzione (anzi, l’abbattimento), dei contributi a carico del lavoratore può arrivare a poco meno di 108 euro mensili per le retribuzioni di 2.692 euro (soglia massima che consente di godere dell’agevolazione).
Busta paga fino a 1.500 euro
Con un compenso mensile fino a 1.500 euro, il risparmio in busta paga sarà di 60 euro, che arriveranno a 75 euro rispetto al 2022 per l’aggiunta del punto percentuale in più fissato dalla legge di Bilancio per il 2023. Nella busta paga di 1.000 euro, la riduzione disposta dal “decreto Lavoro” a firma del ministro Calderone è di 40 euro mensili (50 rispetto al 2022).
Fino a 25 mila euro
Come più sopra accennato le buste paga che, altrimenti, arrivano fino a un massimo di 1.923 euro beneficiano della riduzione massima, pari al 7% e corrispondente a poco meno di 80 euro. Una comparazione con le retribuzioni del 2022, dà una riduzione di circa 96 euro.
Marina Calderone lavora intanto con il resto dell’Esecutivo perché questa misura – che, come tutte le altre del decreto da poco licenziato, mostra “la visione e la strategia più inclusiva che il mondo del lavoro deve avere”, afferma il ministro – venga resa strutturale.
Alessia Lupoi
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