L’Assemblea CNEL si è riunita ieri, 4 ottobre, per discutere del “salario minimo e lavoro povero”. Secondo quanto si apprende dal comunicato stampa, è stato illustrato il documento relativo agli esiti della prima fase istruttoria tecnica sul lavoro povero e il salario minimo.
Il documento, suddiviso in 10 punti, verrà nuovamente elaborato prevedendo una seconda parte, dedicata alle proposte. Il documento finale e completo verrà discusso dall’assemblea il prossimo 12 ottobre.
Il lavoro del CNEL ha preso le mosse dalla richiesta del Presidente Meloni circa la stesura in 60 giorni di un documento di analisi e proposte sul tema.
Salario minimo, i punti salienti del primo documento CNEL
Come noto la direttiva europea non impone agli Stati membri l’obbligo di fissare un salario minimo adeguato e neppure di stabilire un meccanismo vincolante per l’efficacia generalizzata dei contratti collettivi. La direttiva al contrario chiede di promuovere un “miglioramento dell’accesso effettivo dei lavoratori al diritto alla tutela garantita dal salario minimo”. Secondo il Consiglio, il buon funzionamento della contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari è uno strumento importante che permette che i lavoratori siano tutelati da salari minimi adeguati che garantiscano quindi un tenore di vita dignitoso. Una contrattazione collettiva solida e ben funzionante, unita ad un’elevata copertura dei contratti collettivi settoriali o intersettoriali, rafforza l’adeguatezza e la copertura dei salari minimi.
Problemi e casi particolari
C’è da sottolineare a tal proposito che esistono degli scogli alla realizzazione di quanto sopra affermato. Per esempio, in Italia è forte la presenza di settori o ambiti lavorativi che, pur risultino coperti dalla contrattazione collettiva, non sembrano garantire buoni trattamenti retributivi. Inoltre sono estremamente diffusi “schemi giuridici o contrattuali” che escono dal campo di applicazione della contrattazione, come per esempio l’area del lavoro parasubordinato e delle partite Iva così come gli stage extracurriculari. Tali forme di lavoro, infatti, rischiano di precludere al lavoratore il pieno godimento dei trattamenti retributivi complessivi previsti per gli altri lavoratori.
Menzione a parte per l’estensione e la diffusione di forme di lavoro irregolare e/o sommerso.
Il divario tra Nord e Sud Italia resta, ahimè, un cruccio per il bel Paese; sono forti ancora i differenziali retributivi a livello territoriale a cui corrisponde peraltro anche un diverso costo della vita.
Tasso di copertura dei contratti collettivi nazionali di lavoro
Risulta fondamentale allora calcolare quale sia il tasso complessivo e reale di copertura della contrattazione collettiva. I dati a disposizione indicano, secondo quanto determinato dal CNEL, un tasso di copertura della contrattazione collettiva che si avvicina al 100%, una percentuale superiore all’80% richiamato invece nella direttiva europea.
Tale informazione è estrapolata dalle denunce che i datori di lavoro inviano mensilmente all’INPS per mezzo del flusso UniEmens che copre tutti i settori del lavoro privato con la rilevante eccezione dei lavoratori dipendenti agricoli e dei lavoratori domestici.
Per tale motivo il CNEL pone l’attenzione sull’urgenza ed utilità di un piano di azione nazionale.
Sitografia
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