Il CNEL dice no al salario minimo in Italia. L’Assemblea del 12 ottobre ha messo fine alla discussione sul tema, iniziata la scorsa settimana.
Su questo giornale abbiamo trattato diverse volte l’argomento “salario minimo“, soprattutto dopo la direttiva europea che incalzava gli Stati membri alla sua applicazione.
Il documento finale redatto dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha bocciato l’ipotesi di una paga base fissata per legge, mentre punta l’attenzione alla contrattazione collettiva.
No al salario minimo, proposte e motivazioni
Come si legge nel comunicato stampa, il Presidente CNEL Renato Brunetta spiega: “L’intera rappresentanza datoriale, pur nelle sue diverse espressioni di settore, si è dimostrata compatta nel difendere il sistema della contrattazione collettiva, rispetto a soluzioni semplicistiche di un problema complesso, come quello del lavoro povero”.
Alla base della scelta ci sarebbe, dunque, il rispetto dei contratti e della legalità; orientando la trattazione verso “un piano di azione nazionale” che possa indirizzare, in termini di maggiore efficienza ed effettività, le risorse economiche a sostegno della contrattazione collettiva, dell’occupazione di qualità, del welfare aziendale e della produttività.
Infatti, l’introduzione di un salario minimo legale non risolverebbe la questione del lavoro povero che va ben oltre il tema delle retribuzioni, oppure la questione di chi vive di contratti precari e intermittenti, oppure il caso della composizione del reddito all’interno del nucleo familiare e l’azione redistributiva dello Stato; senza dimenticare il fenomeno della c. d. contrattazione pirata. Si mira, in conclusione, a rendere il lavoro dignitoso, regolare, sicuro ed infine giustamente retribuito.
Per tal motivo, il CNEL ritiene che la contrattazione collettiva sia ancora oggi l’elemento principale da valorizzare. Con una menzione speciale per i controlli e gli interventi di vigilanza nell’estesa area della para subordinazione e del finto lavoro autonomo.
Così il CNEL è giunto a tale conclusione con una larga maggioranza, e solo 15 voti contrari.
Sitografia
Melania Baroncini

