Perché paura della Gen-AI? Ambrosetti: in Italia può produrre 312 mld. Intanto, da oggi la Generative AI Week
L’Intelligenza artificiale sembra oggi più familiare. Non così la branca di questa tecnologia che prende il nome di Intelligenza Artificiale Generativa (c.d. Gen-AI), impiegata per creare contenuti, territorio ancora inesplorato.
Un report stilato da McKinsey conferma che due soli manager su dieci nel Mondo utilizzano con regolarità la Gen-AI per l’accrescimento del business aziendale e la velocizzazione dei processi interni.
Risulta, invece, una opportunità. LinkedIn fa chiarezza, rimarcando che il mercato di riferimento è in forte crescita e fornendo la previsione di un incremento di 257 miliardi di dollari entro il decennio che verrà (cifra venti volte superiore agli 11 mld incassati nel 2022).
Un altro report, questa volta di Ambrosetti, rileva che:
– l’Italia ne ha bisogno per sbloccare la produttività e contrastare gli effetti avversi di una popolazione che invecchia (entro il 2040, il Bel Paese perderà infatti circa 3.7 milioni di occupati; un numero di lavoratori che, con gli attuali livelli di produttività, contribuiscono alla produzione di circa 267,8 miliardi di Valore Aggiunto). Le nuove tecnologie consentiranno di mantenere invariato lo stesso livello di benessere economico;
– le applicazioni concrete dell’IA Generativa sono trasversali a tutti i settori. Attualmente, quello finanziario, quello manifatturiero e quello sanitario (e scienze della vita) sono i mercati più maturi nell’ambito dell’uso di IA Generativa. I processi aziendali che ne stanno traendo maggiori benefici, grazie a una più efficiente gestione di grandi quantità di dati, sono la R&S, la progettazione e il customer service. La produttività del Sistema-Italia potrà aumentare fino al 18% grazie all’adozione di Intelligenza Artificiale Generativa.
Gen-AI: portata rivoluzionaria (secondo Ambrosetti)
L’IA Generativa è tecnologia dalla portata rivoluzionaria che, nel nostro Paese, può produrre, a parità di ore lavorate, fino a 312 miliardi di euro di valore aggiunto annuo, pari al 18% del PIL italiano. A parità, invece, di Valore Aggiunto generato, l’uso di strumenti di IA Generativa libererà un totale di 5,4 miliardi di ore che corrispondono, per fare esempi concreti, alla totalità delle ore lavorate in un anno da 3,2 milioni di persone.
Non che non abbia rischi
L’IA generativa pone, tuttavia, rischi etico-sociali; è, perciò, necessario sviluppare un approccio responsabile, caratterizzato da trasparenza, affidabilità, sicurezza ed equità.
Ma l’opportunità va colta; l’Italia deve stimolare la digitalizzazione delle imprese, con particolare attenzione alle medio-piccole, e sviluppare le giuste competenze.
Secondo la ricerca, per cogliere i benefici stimati dal modello di impatto (18% del PIL), è necessario accelerare la digitalizzazione di più di 113mila PMI del Paese: uno sforzo di digitalizzazione senza precedenti. Parallelamente, investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze diventa cruciale per preparare la forza lavoro all’inserimento e utilizzo aziendale di soluzioni di IA Generativa.
Sempre per Ambrosetti, all’Italia mancherebbero infatti 3,7 milioni di occupati con competenze digitali di base e 137mila iscritti in più a corsi di laurea ICT, per abilitare l’implementazione di soluzioni di IA Generativa nel tessuto economico nostrano.
Seguire la Generative AI Week per formarsi alla rivoluzione
Ed ecco che una soluzione può ben essere investire in eventi o corsi di formazione dedicati, come la Generative AI Week, in programma da oggi, 6 novembre, al giorno 10. Da remoto. E’ organizzata da Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice, che sottolineano l’esigenza di far capire “che la Gen-AI non è solo americana, ma anche italiana”.
Una garanzia di specializzazione seguita sin dal 2020 da redigo.info, ora come Media Partner ora come Ufficio Stampa dell’Evento AI Week che si tiene, da allora, ogni anno.
Alessia Lupoi – Direttore responsabile
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