A Strasburgo, l’Italia e altri otto Paesi unionali non passano l’esame – benché Gentiloni rassicuri che non si tratta di bocciatura – sul progetto di bilancio presentato per il prossimo anno, “non pienamente in linea con le raccomandazioni del Consiglio europeo”.
E’ il parere della Commissione europea all’avvio del ciclo del semestre di coordinamento sulle politiche di bilancio per il 2024.
Italia, Austria, Germania, Lussemburgo, Lettonia, Malta, Olanda, Portogallo, Slovacchia sostano così nella categoria intermedia dei Paesi non pienamente in linea con le raccomandazioni di bilancio.
Italia (più otto)
Sull’Italia, la Commissione “prevede che il disavanzo di bilancio nominale (…) sarà al 4,4% del Pil nel 2024, al di sopra del valore di riferimento del Trattato, pari al 3% del Pil, e il rapporto debito pubblico/Pil al 140,6% nel 2024, al di sopra del valore di riferimento del trattato del 60% del Pil, ma 6,5 punti percentuali al di sotto del rapporto debito-Pil di fine 2021”.
La Commissione “proporrà al Consiglio di avviare procedure per disavanzo eccessivo”, sulla base del disavanzo nella primavera del 2024, in ragione dei dati di risultato per il 2023. Invita gli Stati membri a tenerne conto nell’esecuzione dei bilanci 2023 e nella preparazione dei documenti programmatici di bilancio per il 2024. E’ perciò plausibile aspettarsi che nella primavera del 2024 la Commissione chieda l’apertura delle procedure per deficit eccessivo.
Il piano di Bilancio presentato non rispetta pienamente il tetto di spesa previsto per il prossimo anno in base alla raccomandazioni del Consiglio Ue. Il 14 luglio scorso, il Consiglio aveva raccomandato all’Italia un target di aumento nominale della spesa pubblica netta non oltre l’1,3%, dal 2023 al 2024. Su questo punto, l’Italia è nominalmente in linea con le raccomandazioni, perché secondo le previsioni economiche d’autunno, la spesa pubblica netta aumenterà dello 0,9% nel 2024, rispetto al 2023; ben al di sotto di quel limite.
Ma in buona sostanza, nel pacchetto di avvio del semestre europeo presentato a Bruxelles ieri, 21 novembre, la Commissione nota che l’aumento della spesa è stato di gran lunga maggiore. Il target dell’1,3% era basato sulle previsioni economiche della primavera scorsa, che prospettavano un aumento della spesa nel 2023 assai inferiore a quello che si è verificato perché, a decisione del Governo Meloni di riclassificare i crediti d’imposta previsti dal “Superbonus” edilizio (che da esigibili nel 2023 diverranno inesigibili nel 2024), si è registrata una forte impennata delle richieste del Superbonus nel 2023, con un amento sostanziale della spesa pubblica primaria, pari allo 0,8% del Pil in più rispetto a quanto era stato previsto in primavera.
Semplificando, la Commissione calcola che se la raccomandazione sul tetto di spesa per il 2024 fosse stata fatta con i dati reali del 2023, non sulla base delle previsioni di primavera, l’Italia avrebbe superato il limite per un ammontare pari allo 0,6% del Pil, nonostante nel 2024 non saranno più esigibili i crediti d’imposta del Superbonus; il che comporterà una sostanziale riduzione della spesa pubblica netta rispetto al 2023.
“Perciò – si legge nel parere della Commissione sui piani di bilancio dell’Italia – la spesa pubblica primaria nazionale netta è valutata come non pienamente in linea con la raccomandazione”.
Sitografia

