De Luca: una buona condizione lavorativa e l’indipendenza economica giocano un ruolo decisivo
Sovrabbonda (anche demagogicamente) l’attenzione, esaltata dai media, al tema della parità, termine con cui intendere il tutto e il niente. Nondimeno, se a misurarsi con esso sono le Istituzioni – per informare, formare, educare, ingenerare opportunità alle vittime della disparità per dissequestrarsi – ne può nascere cultura.
E’ notizia di queste ore la firma, a Palazzo Madama, di un Protocollo d’intesa tra CNO Consulenti del Lavoro e Fondazione Doppia Difesa Onlus, tesa a “sviluppare, sia a livello nazionale che regionale, iniziative e progetti di politiche attive diretti all’occupabilità e all’occupazione delle donne vittime di violenza”, nelle parole di Rosario De Luca – Presidente dei Consulenti.
La strategia dell’intesa sta, in buona sostanza, nel realizzare percorsi di formazione ad hoc, mirati alla collocazione (o ricollocazione) nel mercato.
Ebbene, per De Luca – che a tal fine, in un editoriale, menziona i dati della ricerca rubricata “Favorire l’inclusione occupazionale per contrastare la violenza sulle donne”, a firma dell’Ufficio Studi dei CdL – i numeri sull’occupazione stabile delle donne vittime di violenza di genere fanno riflettere e “indicano come questo fenomeno sia un male da estirpare attraverso un’opera capillare di sensibilizzazione dell’opinione pubblica”.
L’intervento legislativo favorisce l’indipendenza economica che sottrae alla sottomissione
A ben vedere, secondo il Presidente la sensibilizzazione c’è stata, negli ultimi anni, segnando un “vero e proprio salto culturale”: sono tutti gli ultimi interventi normativi di rinforzo del c.d. “Codice Rosso” (legge n. 69/2019), volti all’inserimento delle donne vittime di violenza nella fascia di quei soggetti che vivono una particolare condizione di fragilità.
Dal 1° gennaio 2024 potranno beneficiare, facendone richiesta, della nuova misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, l’Assegno di Inclusione, introdotto dal “decreto Lavoro” n. 48/2023.
De Luca sostiene che “una buona condizione lavorativa e l’indipendenza economica giocano un ruolo decisivo nel consentire alla donna di sfuggire a situazioni di sottomissione psichica rispetto al partner”.
Il Protocollo del 22 novembre
L’intesa aggiunge alla misura ora ricordata dell’Assegno di inclusione, la constatazione che la vittima di violenza di genere costituisce un nucleo familiare a parte, anche ai fini ISEE; questo le consente di accedere in modo autonomo alla misura e di essere più tutelata.
Il “decreto Lavoro” ora richiamato prevede, oltretutto, che le persone inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere vengano sollevate dall’obbligo di partecipazione ai percorsi personalizzati di inclusione sociale o lavorativa, nonché dalla relativa necessità di accettare le proposte di lavoro eventualmente offerte.
Tale ultima previsione costituisce un primo passo verso la rimozione degli ostacoli all’accesso a misure di sostegno che potrebbero favorire il percorso di autonomia delle donne vittime di violenza.
Alessia Lupoi

