Il gap reddituale
Le donne sono ancora lontane dal raggiungimento della parità di genere nel mondo del lavoro e, in molte parti del mondo, sono ‘intrappolate’ in lavori poco qualificati e retribuite in maniera inferiore rispetto agli uomini.
Nonostante il progresso raggiunto in termini di incremento del tasso di attività delle donne nel mercato del lavoro, il divario salariale di genere rappresenta una delle principali ingiustizie nel mondo del lavoro. A livello globale, le donne hanno il 30% in meno di possibilità di entrare nel mondo del lavoro; di questo 30%, meno di 1/3 riesce a raggiungere posizioni apicali nell’arco della vita lavorativa.
Una panoramica dunque caratterizzata sia da gap salariale che da gap reddituale, così intesi:
- gap salariale come differenza dei salari medi a parità di lavoro
- gap reddituale, riscontrabile nelle differenze di carriera e di scelte lavorative tra uomini e donne
Il tema della parità di genere è attuale, soprattutto se poi viene esteso ai concetti di violenza e di indipendenza economica. Ne abbiamo già discusso qui, parlando di indipendenza economica come strumento che sottrae alla sottomissione.
Differenze, gap. Perché?
Le differenze retributive tra settori produttivi e la distribuzione non omogenea di uomini e di donne nei vari settori produce, inevitabilmente, un differenziale reddituale di genere. I settori in cui troviamo un’alta concentrazione di occupazione femminile sono spesso quelli peggio retribuiti.
L’alto livello di precarietà femminile, derivante da un’occupazione attuata tramite contratti a termine, a tempo parziale o intermittente, di lavoro occasionale e di collaborazioni coordinate e continuative, amplifica le differenze reddituali. Ovviamente, chi ha un contratto a tempo indeterminato, oltre alle prospettive progressioni di carriera, riceve corrispettivi legati all’anzianità di servizio e guadagna più di chi è precario.
La crescita della prole e la cura familiare che, in generale, grava sulle donne riducendo le occasioni occupazionali e di carriera, ostacolano l’esercizio di un lavoro retribuito, la ricerca attiva di un lavoro o anche l’accettazione di un’offerta di lavoro con breve preavviso. E ancora, sempre parlando di cura familiare e preavviso: le donne hanno maggiore esigenza di pianificazione dell’orario lavorativo, soprattutto nei riguardi di turni straordinari di lavoro.
Contrattazione collettiva e misure integrative
La contrattazione collettiva, nazionale e di secondo livello, può assumere un ruolo determinante nel sostenere la partecipazione di qualità delle donne al mercato del lavoro e nel ridurre queste differenze reddituali e salariali.
Un’ottica che promuova la tutela della genitorialità, la formazione, lo sviluppo professionale, la flessibilità e che potenzi gli strumenti del welfare potrebbe rivelarsi determinante e necessaria alla concreta attuazione del principio di parità.
Un Welfare, dunque, che può ridurre l’onere della genitorialità a carico quasi esclusivo delle madri, promuovendo una divisione più equa dei compiti, attraverso servizi per l’infanzia accessibili, attuando lo smart working per aumentare la flessibilità organizzativa, ad esempio.
L’integrazione e la parità possono essere raggiunte anche attraverso una maggiore trasparenza retributiva (soprattutto negli elementi variabili della retribuzione), ponendo ad esempio l’obbligo della comunicazione del livello retributivo iniziale, del ventaglio dei criteri utilizzati per definire la retribuzione e gli scatti per l’avanzamento di carriera.
Sitografia

