Il Presidente dell'INT, Alemanno, non ci sta: le dichiarazioni di giubilo a mezzo stampa per emendamenti alla Legge di bilancio 2024 non approvati lasciano senza commento. Quando è, di contro, una occasione mancata
Tra i numerosi emendamenti alla Legge di bilancio per il 2024, un paio erano stati proposti con le migliori intenzioni. Quali? Semplificative e restitutive di equità.
Eppure, alla notizia che il doppio suggerimento non avrà seguito, i professionisti economico-contabili di una categoria hanno attivato espressioni di giubilo che risuonano come quelle delle baccanti in onore di Dioniso (NdR).
Spiacevole, per il Presidente dell’Istituto Nazionale dei Tributaristi, Riccardo Alemanno, “leggere che esponenti di una categoria professionale in ambito contabile confondano equità e semplificazione con maldestri tentativi di equiparazione alla loro attività” , mai perseguiti, neppure voluti.
Un’occasione persa, invece. Perché?
Ebbene, un primo emendamento presentato é legato alla semplificazione del deposito degli atti presso le CCIAA. L’attività viene già svolta dal tributarista, utilizzando la propria firma digitale per l’invio telematico; i relativi documenti, devono – allo stato attuale – essere firmati, uno ad uno digitalmente, anche dal contribuente.
Come avrebbe semplificato il correttivo consigliato? Dando la possibilità – non unicamente ad una categoria, come di fatto avviene – di effettuare il deposito con la sola firma dell’intermediario professionista, il quale non risponderebbe esclusivamente al nome e al ruolo di tributarista, ma anche di consulente del lavoro o revisore legale. “Incomprensibilmente – aggiunge Alemanno, questa attività viene data (NdR) – in esclusiva agli iscritti nell’albo unico dcec”.
Una seconda proposta emendativa riguarda l’estensione della tutela da malattia ai professionisti di cui alla Legge 4/2013 e a quelli iscritti in registri o elenchi. Essere contrari “a questo recupero di equità è inqualificabile in una Nazione civile“, rimarca amareggiato il Presidente dell’INT.
Bisognerà spiegare meglio “la portata delle proposte emendative”. Per intanto, Riccardo Alemanno ringrazia “chi ne ha compreso lo scopo e le ha sostenute: una semplificativa, senza oneri per lo Stato; l’altra per recuperare equità su una tematica, la tutela da malattia, che non dovrebbe minimamente trovare opposizione“.
Tutela, appunto. E tutelare l’utenza non può e non deve essere un privilegio senza riserva del sistema ordinistico. Quella legge, la n. 4/2013 più sopra richiamata, si pone nell’ordinamento normativo come garanzia di qualità e qualificazione delle associazioni professionali rispetto al servizio prestato al cittadino, a sua tutela.
Occorre ricordarlo ancora? Così pare.
Alessia Lupoi

