Nuove norme UE circa i cosiddetti platform workers, ovvero tutti quei lavoratori che operano mediante piattaforme digitali. Si tratta di una forma di occupazione in cui organizzazioni o persone utilizzano una piattaforma online per accedere ad altre organizzazioni oppure persone al fine di risolvere problemi specifici o fornire servizi specifici dietro pagamento.
L’Europa entra a pieno titolo nel sistema del lavoro tramite piattaforme digitali, soprattutto per migliorare le condizioni lavorative di chi opera nella gig economy; sì perché il lavoro mediante piattaforme digitali è un nuovo strumento che consente di abbinare offerta e domanda di lavoro retribuito ed è giusto che si diano norme e valori in contesto europeo.
La direttiva UE introduce a tal proposito due miglioramenti fondamentali: contribuisce a determinare correttamente la situazione occupazionale delle persone che lavorano mediante piattaforme digitali e stabilisce le prime norme dell’UE sull’uso di sistemi algoritmici sul luogo di lavoro.
Le novità introdotte dall’UE
Le nuove norme europee affronterebbero casi di errata classificazione dei lavoratori delle piattaforme e agevolerebbero le modalità con cui sarebbero riclassificati come lavoratori subordinati, garantendo loro un più facile accesso ai diritti.
Dal punto di vista giuridico si partirebbe dal presupposto che i lavoratori sono dipendenti di una piattaforma digitale, e non lavoratori autonomi, se il loro rapporto di lavoro con la piattaforma soddisfa almeno due dei cinque indicatori stabiliti nella direttiva, tra i quali:
- limiti massimi applicabili alla retribuzione che i lavoratori possono percepire;
- supervisione dell’esecuzione del loro lavoro, anche con mezzi elettronici;
- controllo della distribuzione o dell’assegnazione dei compiti;
- controllo delle condizioni di lavoro e limitazioni alla scelta dell’orario di lavoro;
- limitazioni alla libertà di organizzare il proprio lavoro e regole in materia di aspetto esteriore o comportamento.
L’uso delle piattaforme e gestione dati
Le norme prevedono anche che le piattaforme che si utilizzano per lavorare non potranno trattare determinati tipi di dati personali, come quelli relativi allo stato emotivo o psicologico dei lavoratori; alle conversazioni private; all’origine razziale o etnica, opinioni politiche, convinzioni religiose o stato di salute.
In ogni caso si prevede anche che tali sistemi debbano essere monitorati da personale qualificato.
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