Fondazione studi: superato il paradigma tradizionale. S'apre una sfida da cogliere per tradurre in realtà questo storico processo
Mi sono imbattuta in un interessante richiamo all’immissione nell’Ordinamento nazionale della legge 76/2025, che fa compiere un “passo storico” al Paese. Lo pensano i Consulenti del lavoro che, tra le pagine di un quotidiano dedicato alla professione, intravedono una direzione di maggiore partecipazione dei lavoratori alla vita dell’Impresa. Come?
E’ una riforma. Come tale, rappresenta non solo una novità giuridica ma anche – e più – una svolta culturale di portata ampia. In risalto viene posto il sistema volontario e contrattualmente regolato di coinvolgimento del lavoratore nei processi produttivi.
La legge 76 non impone un modello. Apre la strada al naturale rapporto di lavoro tra dipendente e datore nei sistemi aziendali basati su strategie, organizzazione, economia imprenditoriale.
E’ significativo – rimarca la categoria economico-contabile dei Consulenti del Lavoro – che in questa “rivoluzionaria” logica del Legislatore, la retribuzione sia sempre meno legata all’orario di lavoro, sempre più ai risultati.
E’ un principio condivisibile che “segna il superamento del paradigma tradizionale centrato sulla presenza e sulle ore lavorate. Timidamente accennato nel 2015, con la previsione della detassazione dei premi di risultato nella legge n. 208 e in altri sporadici interventi normativi, oggi trova una cornice “organica e strutturata”.
Storico perché scansa la tradizione e modernizza
Moderno, non c’è che dire. Pensiero moderno, giustamente approvato dagli esperti del Lavoro. Il sistema retributivo poggerà su produttività, partecipazione, merito. Sterile il concetto di ore lavorate. Non più in linea con l’evoluzione del mondo imprenditoriale.
Vero che la logica che sottende la legge 76/2025 favorisce “motivazione, senso di appartenenza, coinvolgimento autentico”, come ben spiegano i CdL della Fondazione Studi. Nel prendere parte si è corresponsabili. La retribuzione cambia significato: non più “sterile” compenso per un tempo lavorato, piuttosto riconoscimento di un risultato condiviso. Equo, non credete?
Lato azienda, i profili alti dell’organigramma sono chiamati a generare cultura, attivare percorsi concreti, formare, dotarsi di strumenti tecnici, accompagnare. Tanto quanto tenuti ad accompagnare saranno i professionisti – tra i quali i Consulenti del Lavoro – poiché l’efficacia della riforma dipenderà anche dalla loro capacità di sostenere il cambio di visione.
Un ruolo da protagonisti spetta pure ai lavoratori. Occorre partecipazione al processo
La legge 76 è, in definitiva, una “sfida ambiziosa” per tutti gli attori del contesto aziendale, ivi compresi e in special modo i lavoratori. I professionisti hanno funzione di guida.
E’ una leva per ridisegnare impresa, lavoro, sistema retributivo. Al centro il valore delle persone con i loro risultati.
dir. Alessia Lupoi
Redazione redigo.info

