La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 115 depositata il 21 luglio 2025, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 27-bis del D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, nella parte in cui non riconosceva il congedo di paternità obbligatorio alla lavoratrice genitore intenzionale in una coppia di donne risultanti entrambe genitori nei registri dello stato civile. Si tratta di un passaggio fondamentale nel percorso di riconoscimento della parità genitoriale.
A parlarne è stata l’INPS, con il messaggio n. 3322 del 5 novembre 2025. Con questa decisione, la Consulta ha di fatto equiparato il diritto genitoriale al congedo di paternità tra le coppie eterosessuali e le coppie omogenitoriali femminili, riconoscendo pienamente il principio di parità e la tutela dei minori.
L’effetto immediato della sentenza
Dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza, l’articolo 27-bis ha cessato di produrre effetti nella parte ritenuta incostituzionale. L’INPS, con un’integrazione al messaggio n. 2450 del 7 agosto 2025, ha chiarito che la pronuncia della Corte si applica anche ai rapporti non ancora esauriti o definiti alla data di cessazione degli effetti della norma.
In altre parole, le lavoratrici genitori intenzionali che non avevano potuto usufruire del congedo di paternità obbligatorio potranno ora presentare domanda di riesame alle strutture territoriali dell’INPS.
L’Istituto previdenziale ha inoltre precisato che non saranno considerate indebite le fruizioni di congedo di paternità obbligatorio già effettuate prima del 24 luglio 2025, purché nel rispetto delle disposizioni vigenti all’epoca.
Riesame delle domande e termini
Le domande di congedo a pagamento diretto presentate dalle lavoratrici che rientrano nel nuovo ambito di applicazione dovranno essere riesaminate su istanza di parte, nel rispetto dei termini previsti:
- un anno di prescrizione, ai sensi dell’articolo 6, comma 6, della legge 11 gennaio 1943, n. 138;
- un anno di decadenza, previsto dall’articolo 47, comma 3, del D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639.
Un passo avanti verso la parità genitoriale
La sentenza rappresenta dunque un passaggio cruciale nel riconoscimento dei diritti delle famiglie omogenitoriali. Per la prima volta, infatti, viene sancito che la tutela della genitorialità e dell’infanzia non può dipendere dal genere o dalla composizione della coppia, ma deve garantire pari opportunità di cura e partecipazione a entrambi i genitori riconosciuti dallo stato civile.
Redazione redigo.info

