Raggiunge i relatori e il Presidente INT, nella elegante Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale di Piazza di Monte Citorio, il Professor Enrico Molinari, per la tradizionale conferenza stampa seguita in presenza o da remoto, quest’anno, da oltre tremila tra tributaristi, esperti e giornalisti.
“Enrico, di cui ammiro la competenza, a te la parola”, lo presenta l’amico Alemanno.
“Riccardo, parto dallo spunto: la parte conversazionale con l’Intelligenza Artificiale. Rapporto epistolare – con cui il Congresso è stato aperto, N.d.R. – tra te e lei, un po’ da “para-guro”. Hai, in pochi minuti, addestrato l’AI, che è in bilico tra pubblicizzazione “effetto wow” e esigenza che esista. Non ci rendiamo conto; in verità, a fine 2022 con l’esplosione mediatica di Chat GPT ero contento se ne parlasse e si condividesse il percorso di informazione/formazione che guida gli esseri umani alla conoscenza. Lo amavo da cittadino, giornalista etc … Da persona che è nel sistema della Camera di commercio, cercavo gli algoritmi per contare l’Intelligenza artificiale, che in quel periodo neppure sapeva costruire una filastrocca in rima. In un contributo dal titolo “2025, quando il Metaverso non avrà più bisogno degli esseri umani”, ho scritto in punta di penna. Oggi l’Intelligenza artificiale è un motore di sapere. Il mondo è sempre più automatizzato; l’IA lo renderà migliore, tutti questi super modelli intelligenti ci assisteranno per svolgere compiti specifici e ci permetteranno di fare progressi in ogni settore, certo con dettagli da mettere in fila. Già fanno la differenza da anni, gli algoritmi. Ad esempio, nella analisi di raggi X, TAC, nell’analisi della medicina di precisione.
L’algoritmo può in tutto. Ed allora, noi abbiamo tra le mani un vero lavoro? Big “YES”. Anche perché l’IA è già davvero impattante. È alimentata da noi, sì. Dalle nostre scelte ma la affermiamo come strumento di amplificazione delle capacità umane. In soldoni: circa 92 milioni di posti di lavoro saranno bruciati; circa 170 milioni conquistati. Nessuno si è lamentato quando la figura del “contrassegni” in banca è scomparsa. Sbaglio? Abbiamo un alleato con cui rimodellare le modalità operative. Cambiamo punto di vista. Mettiamo le lenti dell’artigiano. Ogni prodotto che acquistiamo è già intrinsecamente “AI intelligente”, lo usiamo e molto spesso gratuitamente. Forse troppo. Siamo una combinazione magica di irripetibilità genetica! Agiamo. Facciamoci guidare dalla Storia, non sbaglieremo. Nell’antica Grecia c’erano 12 forme d’amore. La più conosciuta era Eros; c’era Filìa, che era amicizia profonda e fiducia; Pragma, più matura. E così via. L’Intelligenza Artificiale è un’ottima persona ma un pessimo software: poniamo le domande come fosse un alleato, trattiamola meno come tecnologia. Chiediamo che sia l’assistente artigianale. Chiediamo che sia un integerrimo giudice degli scacchi anni ’70. Diamole un ruolo, usiamo un approccio alla Einaudi: se non hai capito (tu, macchina, N.d.R.), chiedimi come posso aiutarti (io, uomo, N.d.R.). Tu a me. Siamo schiavi se non la recintiamo: diamole un ruolo preciso, facciamo esempi di outcome, risultati che ameremmo leggere. Sperimentiamo un dialogo attivo. Sviluppiamo una nuova attitudine, sviluppiamo una Ai-filìa.”.
“Grazie, Enrico. L’avevo detto che sarebbe stato un intervento tra il tecnico e il filosofico. Dovrò diventare un artigiano della Intelligenza artificiale, da tributarista di campagna”, lo saluta Alemanno.
Dir Alessia Lupoi
Redazione redigo.info

