Angelo Deiana – Presidente di CONFASSOCIAZIONI, AUXILIA FINANCE S.p.A, OIA (Osservatorio Italiano per l’Intelligenza Artificiale ENIA), ANPIB (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers) e ANCP (Associazione Nazionale Consulenti Patrimoniali) – è intervenuto da relatore al XXIV Convegno dell’Istituto Nazionale dei Tributaristi, presieduto da Riccardo Alemanno. E’ considerato tra i maggiori esperti dei servizi finanziari e professionali in Italia. Numerose sono le sue pubblicazioni.
E’ un profondo conoscitore dell’Intelligenza Artificiale. Interviene sfruttando il poco tempo a disposizione, senza voler rubare un solo istante agli ospiti del Convegno, suoi colleghi relatori. Dice: “Abbiamo l’Intelligenza Artificiale generativa e sofisticata non da oggi, ma dal 2008. Gli scambi, tutti, sono realizzati da algoritmi che comprano e vendono senza nostra presenza. Le Intelligenze artificiali sono diverse: ne abbiamo una predittiva, una percettiva … e così via. Progettate da persone, se sono cattive è perché sono state progettate male; se sono buone, è perché sono state progettate bene. Si tratta di macchine che non pensano, calcolano. Vedete, esse sono rielaboratori di dati che nel frattempo hanno mangiato. È un grande motore semantico e statistico, con un enorme vantaggio: parla un linguaggio naturale, parla come noi. Così facendo, elimina il gap tecnologico perché passa da “search and click” (“cerca e clicca”, N.d.R.) a “prompt and act” (“chiedi e agisci”).”.
E’ dunque questo il futuro delle applicazioni e dei programmi, secondo Deiana. Che, però, avvisa: “Devi dominare culturalmente la risposta: un dato torturato a sufficienza – cita Renato Brunetta quale padre di questa frase, N.d.R. – può dare qualsiasi risultato”.
Il futuro? La considerazione è immediata: “App e software sono destinati ad essere bypassati da un assistente personale. Che prende la richiesta ed è diventato più agentico, per darvi i risultati. Il gap tecnologico era l’app, erano i software. Spariranno perché quel gap, con l’AI, non c’è. Perciò, non è una rivoluzione tecnologica è una rivoluzione culturale. Tutti i processi di innovazione hanno il medesimo ciclo. Questo, invece, avendo il linguaggio, per di più naturale, impatta tutti allo stesso modo e con gli stessi tempi.
Ed allora governiamo culturalmente la risposta, senza paura. Il fine primo è aumentare la produttività. Ricordiamolo.”.
Dir Alessia Lupoi
Redazione Redigo.info

