Ventiquattro articoli, due allegati e l’entrata in vigore per il c.d. “decreto Collegato“, che da ieri prende il nome di decreto-legge n. 145/2023.
E’ in Gazzetta Ufficiale n. 244 del 18 ottobre 2023.
Alcune conferme, una sconfessione: l’assenza delle annunciate (dal Governo, in Consiglio dei Ministri n. 54) correzioni alla disciplina della c.d. “participation exemption” sulle plusvalenze. Resta, quindi, lettera morta l’estensione del trattamento della non concorrenza alla formazione del reddito imponibile alle plusvalenze realizzate su azioni o quote di società di capitali, enti pubblici e privati diversi dalle società, trust e organismi di investimento collettivo del risparmio, residenti in Italia, da parte di enti commerciali e società appartenenti ad un Paese membro dell’Ue o allo Spazio economico europeo che consente un adeguato scambio di informazioni, ivi soggetti ad imposta sul reddito di società.
L’entrata in vigore da oggi e le principali misure
Non tutte, ma le misure che qui riferiamo sono rintracciabili negli articoli:
– 4, che non strutturalmente ma temporaneamente, per il solo anno in corso, conferma la proroga del pagamento (anche in cinque rate mensili, a partire da gennaio ogni 16 del mese, con applicazione di interessi sulle rate successive alla prima) della seconda rata di acconto delle imposte dirette (secondo acconto IRPEF al 16.1.2024 per imprese e professionisti; seconda rata degli acconti dovuti in base al modello REDDITI 2023 al 16.1.2024 per le Persone fisiche titolari di partita IVA, che nel 2022 dichiarano ricavi o compensi non superiori a 170mila euro);
– 5, che rinvia al 30 giugno 2024 i termini per il riversamento spontaneo del crediti R&S (Ricerca e Sviluppo);
– 6, che interviene sulla determinazione del c.d. “caro bollette”, istituendone un altro per il 2024.
– 13, che autorizza la somma di 150mila euro (per il 2023) al fine di assicurare continuità alle misure di sostegno agli investimenti produttivi delle PMI (nuova Sabatini).
Sitografia

