Il mondo del lavoro e l’evoluzione normativa che lo ha caratterizzato hanno dimostrato, negli anni, come il cambiamento passi attraverso l’esigenza di una normativa al passo che tuteli il precario. L’analisi della Commissione europea, nel 2021, evidenziava l’esistenza di oltre 500 piattaforme di lavoro digitali con più di 28 milioni di lavoratori coinvolti. Essa portava a stimare un incremento fino a 43 milioni di lavoratori entro il 2025.
Nel panorama italiano, non abbiamo numeri precisi ma sembra evidente che, essendovi stato un incremento considerevole dei fatturati del mondo food delivery, vi è stata necessariamente un’impennata dell’attività e del numero dei riders.
E’ la c.d. “gig economy”, un nuovo modello economico fondato su lavori temporanei, flessibili e a breve termine, nella maggior parte dei casi mediati da
piattaforme digitali che consentono, attraverso siti o app, di far incontrare le esigenze dei potenziali fruitori con i servizi a pagamento che vengono offerti. La platea dei coinvolti comprende tipologie di lavori da fornire sul posto (proprio con i riders, ad esempio) e attività come la gestione dei servizi, l’amministrazione e la contabilità piuttosto che la parte tecnica e creativa di realizzazione dei siti e/o delle applicazioni.
Nuove forme di lavoro precario. Gli europei sono al passo
L’evoluzione del mondo del lavoro, complice la digitalizzazione, ha portato alla creazione di queste nuove forme di lavoro precario la cui modalità di gestione è stata, fino ad oggi, multiforme, non avendo linee guida specifiche. Ora che il fenomeno é di interesse generale, l’Unione europea è intervenuta con decisione per assicurare che i lavoratori implicati possano godere di una protezione minima.
Con un approfondimento del 6 novembre 2025 dal titolo “Piattaforma digitale e riders“, i Consulenti del Lavoro ripercorrono l’esigenza di cambiamento del legislatore europeo, seguito da quello italiano che, soprattutto attraverso la Legge n. 91/2025 (art. 11 – Delega per il recepimento della Direttiva UE 2024/2831), recepirà la Direttiva UE 2831/2024, relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro mediante piattaforme digitali.
La Direttiva Ue è un indubbio progresso normativo
Entrata in vigore il 1° dicembre, la Direttiva sarà applicabile dal 2 dicembre 2026 per i rapporti contrattuali instaurati prima di tale data e attualmente in corso. L’accordo sul testo finale, giunto in esito ad un negoziato di più di due anni, pur con inevitabili variazioni rispetto alla proposta iniziale della Commissione UE, rappresenta un “indubbio progresso normativo”. E’ il primo testo normativo europeo volto a disciplinare il lavoro digitale; o meglio: gestito con sistemi basati su algoritmi.
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Redazione redigo.info

