Frenata la corsa della proposta di legge sull’equo compenso perché non aumentino i costi. Ma Professionitaliane non ci sta
29 luglio 2021. Comunicato stampa di Professionitaliane
“La battaglia sull’equo compenso nasce per superare il vuoto creatosi dopo l’abolizione dei minimi tariffari nel 2006 ed evitare le conseguenze di una deregolamentazione che ha portato, in questi anni, molte pubbliche amministrazioni a mettere a bando per 1 euro la consulenza dei professionisti e tante grandi imprese a dettare le regole del mercato.”
“Dunque, sorprende il continuo rinvio dell’approvazione di una legge che ha già un suo riferimento legislativo nel Jobs Act degli Autonomi del 2017 e che oggi dovrebbe occuparsi di come ampliare questa tutela a beneficio di 2,3 milioni di professionisti.”.
Insomma, un bel passo indietro.
Equo compenso: il parere (negativo) che ha bloccato il testo
Torniamo al parere della scorsa settimana, con il quale la Commissione Bilancio della Camera ha posto il veto al proseguo dell’esame della proposta di legge a prima firma di Giorgia Meloni (FdI): appare “necessario espungere l’estensione della disciplina sull’equo compenso … alle convenzioni stipulate con società veicolo di cartolarizzazione, nonché con le loro società controllate e con le loro mandatarie”, considerato che “tale estensione implicherebbe un aumento dei costi dei servizi legali necessari al recupero del credito nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione“.
Ed è altrettanto “necessario escludere oltre alle società disciplinate dal testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, con riferimento alle quali non è possibile escludere il verificarsi di effetti negativi per la finanza pubblica, gli agenti della riscossione”, in quanto “determinerebbe oneri estremamente gravosi per l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, a causa di un maggiore esborso, a titolo di spese per la rappresentanza e la difesa in giudizio, quantificato in 150 milioni di euro annui con conseguenti riflessi negativi per la finanza pubblica”.
Per i membri della Commissione va anche riformulato l’articolo 11 del provvedimento, stabilendo che l’equo compenso “non si applichi alle convenzioni in corso, sottoscritte prima della data di entrata in vigore” della norma.
Perché? La Commissione spiega: “la revisione di compensi già pattuiti per prestazioni richieste da Amministrazioni pubbliche risulterebbe suscettibile di determinare maggiori oneri rispetto a quelli previsti a legislazione vigente”.
Professionitaliane: stupore
“All’indomani del parere negativo della Commissione bilancio della Camera al ddl sull’equo compenso (A.C. 3179), ProfessionItaliane esprime stupore di fronte alle obiezioni emerse su una possibile ricaduta economica per le casse dello Stato di una misura di cui si discute da anni.”.
“Crediamo che il lavoro dei professionisti meriti maggiore rispetto. Gli iscritti agli ordini sono i primi interlocutori dello Stato nel funzionamento della pubblica amministrazione. Dopo le liberalizzazioni, l’impegno delle rappresentanze istituzionali dei professionisti è stato sempre quello di arrivare ad un sistema chiaro e condiviso di remunerazione delle prestazioni. In questo senso gli Ordini rappresentano la migliore garanzia nell’individuazione e proposizione dei parametri di riferimento per la determinazione dei compensi dei professionisti.”
“Si tratta ‒ continua l’Associazione che racchiude al proprio interno le rappresentanze professionali di CUP e RPT ‒ di un riconoscimento proprio degli Ordini che, in funzione della loro natura sussidiaria, potranno assicurare non solo ai professionisti, ma anche alle imprese e alle pubbliche amministrazioni parametri individuati in modo oggettivo e trasparente”.
“È auspicio di ProfessionItaliane che si trovi un accordo politico all’interno delle forze di maggioranza per fare in modo che il ddl 3179 – già frutto dell’unificazione di più proposte – ritrovi il necessario slancio per essere approvato entro la fine della Legislatura con un’estensione ampia a tutte le realtà economiche, e non limitato solo alle imprese che nel triennio precedente al conferimento dell’incarico hanno occupato alle proprie dipendenze più di cinquanta lavoratori o hanno presentato ricavi annui superiori a 10 milioni di euro.”
Le “Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali e di clausole vessatorie nelle convenzioni relative allo svolgimento di attività professionali in favore delle banche, delle assicurazioni e delle imprese di maggiori dimensioni.” subiscono una battuta d’arresto.
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